Alla scoperta del Monte Athos

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Carissimi Soci e Amici,

siete tutti invitati alla conferenza di presentazione di un’esperienza vissuta, la primavera scorsa, al Monte Athos da membri della nostra Comunità insieme a don Marco Forti della Parrocchia di Pontevico.

VENERDI’ 16 MARZO ORE 21 ORATORIO DI PONTEVICO (BS) via Zanardelli 8

 

Interverranno:

Costantino Buzalis (Presidente della Comunità Ellenica di Brescia e Cremona)

                                      Storia e Attualità del Monte Athos

don Marco Forti (Parrocchia dei Santi Tommaso e Andrea Apostoli)

Esperienza vissuta e Spiritualità del Monte Athos

 

Giovedì 18 maggio ore 21 a Cremona Cortile Federico II Filoxenìa: l’accoglienza fra i Greci di Calabria

INDICAZIONI STRADALI:

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Patrizia Giancotti ha vinto il premio “Ali sul Mediterraneo” per l’opera “Filoxenìa. L’accoglienza tra i Greci di Calabria” edita da Rubbettino in collaborazione con il GAL area grecanica.
“Filoxenìa” è un diario di viaggio in quei luoghi che rappresentano una sorta di reliquia vivente del passato magno greco della nostra terra. Con un metodo a metà tra reportage giornalistico e indagine etno-antropologica l’autrice, munita di macchina fotografica e registratore “da campo” percorre i territori di Bova, Condofuri, Amendolea, Gallicianò, Staiti e Bagaladi alla ricerca di quello spirito greco che tanto aveva affascinato Cesare Pavese, durante i suoi anni al confino in un luogo non distante da qui.
Nel corso di diversi mesi trascorsi tra i “greci di Calabria”, Patrizia Giancotti ha avuto modo di sperimentare l’accoglienza riservata allo sconosciuto ospite sacro con cui condividere il pasto, il vino e il racconto. “Filoxenia” nasce dai racconti di questi incontri, fortuiti o cercati, una miscellanea di voci, di volti e di cunti, in un flusso di scrittura che si propone di mantenere l’impronta dell’oralità e aspira a “far vedere” il racconto.
Tra i protagonisti di questi racconti, testimoni di accoglienza così diversi gli uni dagli altri, ci sono un medico che “cura” la cultura grecanica, un professore bizantinista, un pastore che accorda i campanacci del suo gregge, un fabbro fontaniere che ha portato l’acqua dove non c’era, una ragazza che vuole partire, una bambina che ama vivere in quei luoghi, un apicoltore sensibile, un giovane pilota di drone, suonatori di tamburello, mastri di ballo, cuoche impastatrici di zeppole, un maestro di organetto che fa ritrovare i passi perduti, un ragazzo pakistano che massaggia i capretti, un orologiaio barbiere musicista, un architetto di “antico futuro”, una nonna di buona memoria. Insieme costituiscono i punti luminosi di una geografia umana agreste, quanto colta e spirituale, da sovrapporre idealmente alla mappa topografica e naturalistica dell’Area Grecanica.

https://www.facebook.com/filoxeniaraccontifotografici/

Patrizia Giancotti, antropologa, fotografa, giornalista, autrice e conduttrice per Radio 3 Rai, tiene corsi e seminari in varie Università, ha pubblicato centinaia di reportage e realizzato una cinquantina di mostre fotografiche nel mondo. I suoi lavori di antropologia visiva, documentari, multivisioni, eventi, conferenze con proiezioni di immagini, sono stati presentati tra l’altro al Palazzo delle Esposizioni di Roma, al Museo Etnografico di Nuoro, alla Biennale di Venezia, al Gasteig Carl Orff di Monaco di Baviera, al palazzo del Congresso Nazionale di Brasilia. Il decennale lavoro in Brasile sui culti afro-brasiliani di Bahia e sullo sciamanesimo amazzonico, la sua collaborazione con lo scrittore Jorge Amado, le valsero l’onorificenza del Cruzeiro do Sul. Attualmente insegna antropologia all’Università Sigmund Freud di Milano e lavora per i programmi di Radio3 Wikiradio e Passioni. Per quest’ultimo ha ideato e condotto il ciclo di puntate “Volti e voci della Calabria Greca” qui i files per l’ascolto:

http://www.passioni.rai.it/dl/portaleRadio/Programmi/Page-5f6a383c-7e48-4074-9b27-115f3e971eb2.html?set=ContentSet-e52ee2a2-d795-4bc6-9681-007ffe7b8102&type=A

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Filoxenìa è il contrario di xenofobia: è l’amore per il forestiero, come lo intendevano gli antichi Greci, è il valore sacro dell’ospitalità, che l’antropologa – fotografa Patrizia Giancotti ha cercato e trovato nel corso della lunga permanenza nella Calabria Greca, di cui questo libro fotografico è il resoconto. Con un metodo a metà tra reportage giornalistico e indagine etno-antropologica l’autrice ci presenta una sorta di diario di campo di quei luoghi remoti, reliquia vivente del passato magno greco della Calabria: una miscellanea di voci, di volti e di cunti, in un flusso di scrittura che vuole mantenere l’impronta dell’oralità e aspira a “far vedere” il racconto.

Il pubblico verrà dunque condotto alla scoperta della Calabria Greca con un tuffo visivo e sonoro in questo finis terrae d’Europa tra la fiumara e l’Aspromonte, con il racconto di incontri memorabili all’insegna della filoxenìa.

Si tratta di un vero e proprio spettacolo di circa un’ora e mezza con racconto, proiezione di   immagini e suoni.

INGRESSO LIBERO PER TUTTI

 

 

Carnevale – Οι Αποκριές

Οι Μπούλες και οι Γενίτσαροι στη Νάουσα

Οι Μπούλες και οι Γενίτσαροι στη Νάουσα (Bocce e giannizzeri a Naoussa

Il Carnevale è una festa che si celebra in tutti i paesi di tradizione cristiana nel periodo precedente alla Quaresima. In Grecia il Carnevale viene chiamato Apokriès, che significa letteralmente “astinenza dalla carne ”, con lo stesso significato quindi del nome italiano Carnevale  (in latino “ carnem levare ” cioè “togliere la carne ”). Il Carnevale greco vanta una tradizione antichissima. Le radici delle celebrazioni carnevalesche risalgono infatti all’antica Grecia, derivando dal paganesimo e dalle antiche festività di culto in onore di Dioniso, dio del vino e della festa. Il periodo delle Apokriès comincia dieci settimane prima della Pasqua ortodossa e termina all’inizio della Quaresima (Η Σαρακοστή): dura quindi tre settimane , ossia quelle che precedono il “lunedì pulito o puro” (Καθαρά Δευτέρα) che rappresenta il primo giorno della Quaresima ortodossa (come il mercoledì delle ceneri dei cattolici) e che dà inizio ad un periodo di astinenza, digiuno e sobrietà. La prima settimana del Carnevale si chiama settimana di Profoni perché ora viene annunciato il periodo del Carnevale. La seconda è la settimana detta Kreatinì durante la quale si mangia carne e le Apokriès si concludono con la settimana chiamata Tyrinì quando si può mangiare formaggio, latticini e uova dato che da questa settimana inizia il divieto di mangiare carne. Un giorno particolare di festa e celebrazione di questo periodo di divertimento è il giovedì della seconda settimana; si chiama Tsiknopempti (potrebbe essere paragonato al giovedì grasso della tradizione cattolica) perché l’odore della carne arrostita si sente ovunque nel Paese. Come in ogni altro paese al mondo, il Carnevale greco è un periodo di festa e divertimento per grandi e piccini: ci si maschera e si mangia carne e cibi tradizionalmente legati a questa festa, piatti succulenti e ricchi in vista del digiuno quaresimale. Νonostante l’atmosfera di festa, il sabato che precede la Quaresima così come il primo sabato del periodo di digiuno (chiamati “Psichosàvata ” in greco) sono dedicati ai defunti: quei giorni si prepara la kollyva, un dolce a base di grano bollito farcito con zucchero, cannella, noci, sesamo, melagrana, prezzemolo e uva sultanina. Anche se segna la fine di tutti i festeggiamenti, Katharà Deftera, ovvero lunedì pulito o di purificazione, è tuttavia un giorno festivo. Tradizionalmente le famiglie si recano nelle campagne o nei parchi e mangiano all’aperto. Sono tanti i cibi tradizionali del lunedì pulito, ma il cibo principale è la lagàna, un pane quaresimale azzimo preparato e mangiato solo in questo giorno. Altri piatti tipici del giorno sono la taramosalata (una salsa fatta con uova di pesce e limone), le dolmadakia (foglie di vite ripiene di riso), e tutti i frutti di mare, preparati in diversi modi. Il dolce della festa è il halvas , una sorta di budino al semolino. Il pranzo all’aperto si accompagna a canzoni e balli tradizionali. Il simbolo assoluto del lunedì pulito e della sua atmosfera allegra e primaverile è l’aquilone: tradizionalmente bambini e adulti fanno volare l’aquilone.11140000_1000926936666432_2014853335480876152_n Ma c’è pure un altro gioco dei bambini che simbolizza la speranza e l’attesa di questa festa: la “signora Quaresima ” una bambola di carta a sette gambe che rappresentano le sette settimane della Quaresima. Ogni settimana una gamba viene tagliata per mostrare quante settimane rimangono fino a Pasqua. Il Carnevale di Naoussa “Giannizzeri e bocce” è una festa insolita: non si tratta di una sfilata divertente di maschere e travestimenti, ma è piuttosto un rito d’iniziazione all’amore e alla guerra, alla libertà e all’ indipendenza, che si ripete ogni anno in questa cittadina macedone a ovest di Salonicco. Al Carnevale partecipano solo uomini non sposati che indossano i costumi tradizionali. In memoria dei morti nella lotta contro i turchi, gli abitanti della città indossano i costumi dei liberatori con maschere di cera (per non essere riconosciuti) e sul petto monete d’argento. Anche i personaggi femminili, “le bocce ”, sono impersonati da uomini. Altri carnevali molto frequentati sono quelli di Xanthi (in Tracia), Sohos (vicino Salonicco), Tyrnavos (in Tessaglia), Zante (Isole Ionie) dove si celebra una “ Giostra cavalleresca ”, nella quale sono impegnati gli isolani. L’usanza della “battaglia di farina” (” alevromountzouròmata”) a Galaxidi (cittadina a 200 km di Atene) potrebbe essere nata all’inizio dell’ ‘800 come sfida verso i dominatori turchi.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO: LA RAGAZZA DEL MAR NERO

VENERDI’ 10 MARZO ALLE ORE 17,30 a Cremona  Sala Spazio Comune in piazza Stradivari, verrà presentato dall’autrice Maria Tatsos il libro LA RAGAZZA DEL MAR NERO, la tragedia dei greci del Ponto.

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Una storia vera che sembra un romanzo: il drammatico e poco conosciuto genocidio dei greci del Ponto in cui si possono “leggere” le tante tragedie e persecuzioni di oggi. Il 19 maggio di ogni anno, in Grecia e nelle comunità greche sparse in tutto il mondo, si celebra la Giornata della memoria del genocidio dei greci del Ponto, un evento drammatico ma poco noto della Storia del Novecento. All’inizio del secolo scorso, circa settecentomila greci vivevano sulle sponde del Mar Nero. Di fede cristiano-ortodossa, avevano salvaguardato la loro identità etnica, culturale e religiosa, pur facendo parte dell’Impero ottomano, in una situazione di convivenza pacifica. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale, tutto cambiò. Prima il genocidio degli armeni (1915), quindi la persecuzione dei greci e degli assiri. La politica attuata tra il 1916 e il 1923 nei confronti dei greci del Ponto portò a massacri, deportazioni, marce forzate in pieno inverno, arruolamento degli uomini in battaglioni di lavoro. Dei settecentomila abitanti originari, circa la metà trovò la morte, mentre i sopravvissuti fuggirono in Grecia. La giornalista Maria Tatsos ci racconta la storia di una di loro: Eratò Espielidis (1896-1989), nata sulle sponde del Mar Nero a Kotyora (l’odierna Ordu), e della sua famiglia. Dall’infanzia felice nella sua casa sul mare all’angoscia di giovane sposa cui è portato via il marito e di madre che lotta per la sopravvivenza del suo bambino di due anni, la vicenda di Eratò – nonna dell’Autrice – è emblematica della tragedia vissuta da molte famiglie greche del Ponto. La vicenda personale e quella di un popolo sono raccontate dalla Tatsos al tempo stesso con l’obiettività della studiosa e la passione di chi è direttamente coinvolto. Scrive la Tatsos nell’introduzione: “La storia di mia nonna Eratò è una goccia nel mare di un’immane tragedia. Questo libro vuole essere un tributo alla memoria, per non dimenticare e per capire quanto siano simili le stragi di ieri a quelle di oggi. Ma è anche un inno alla speranza, perché una società che sa essere accogliente può diventare più ricca. Perché anche i nostri nonni o bisnonni, in altri momenti della Storia, sono stati profughi, immigrati, stranieri e, se hanno fatto fortuna in terre lontane, è perché qualcuno ha offerto loro un’opportunità. E perché l’ospitalità, praticata come facevano i miei antenati, è un dovere sacro, come esseri umani e come cristiani, per non lasciare vincere l’odio, mai”.
 
maria-29Maria Tatsos, di origine greca, è laureata in scienze politiche e diplomata in lingua e cultura giapponese presso l’Isiao di Milano. Giornalista professionista freelance, scrive per Elle e altre testate, collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime) e con il Centro di Cultura Italia-Asia. Tiene corsi di scrittura autobiografica ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche.
TUTTI I SOCI E GLI AMICI SONO INVITATI A PARTECIPARE

Seconda intervista al programma televisivo Ore 12 di Cremona 1tv

Ore 12: la puntata di venerdì 22 aprile 2016 di Cremona 1tv

Comunità Ellenica di Brescia e Cremona: nuova intervista col presidente dott. Costantino Buzalis e con il dott. Emidio D’Angelo autore del libro “Eravamo a Trebisonda. L’Odissea dei Greci del Ponto” in occasione della serata dedicata al Ponto di Domenica 24 aprile al Teatro Monteverdi di Cremona.pontos_map

Αφιέρωμα στον Πόντο—Serata dedicata al Ponto

Una magnifica carrellata di immagini del Ponto, prima della cacciata dei Greci, offertaci dal dott. Emidio D’Angelo che domenica 24 aprile 2016 sarà con noi al Teatro Monteverdi di Cremona per presentarci il suo libro “Eravamo a Trebisonda. L’Odissea dei Greci del Ponto”. Vi aspettiamo numerosi!!

VENERDI’ 15 APRILE 2016 TEATRO MONTEVERDI via Dante 149 CREMONA

Αφιέρωμα στο ΡΕΜΠΕΤΙΚΟ 

με ζωντανή μουσική

 locandina della serata— Evì Evàn Rebetiko.pdf

                                EVI’ EVAN

L’ensemble è costituito dai seguenti musicisti:

Dimitris Kotsiouros: bouzouki, baglamas, cori;   Giorgio Strimpakos: baglamas, voce;   Daniele Ercoli: contrabbasso, cori;   Luca Cioffi: darbuka, tamburii a cornice;   Valerio Mileto: chitarra;    Francesco Di Cristofaro: fisarmonica;    Osvaldo Costabile: violino.

Il Rebetiko, cultura identitaria dei Greci.

C’è un filo rosso che percorre la storia della Grecia del Novecento: la dittatura. Da quella di Metaxas a quella dei Colonnelli fino all’odierna dittatura dello spread. E poi la diaspora: dalla Katastrofì del 1922, quando milioni di Greci furono cacciati da Smirne e Istanbul in seguito a una disastrosa guerra con la Turchia, alle grandi migrazioni che hanno portato a disperdere nel mondo dieci milioni di greci, tanti quanti vivono nella Madre Patria, fino alle migrazioni dei giovani di oggi ricominciate nella Grecia devastata dalla crisi.

La musica e la lingua sono state e continuano ad essere il collante potentissimo di un popolo che anche nel Novecento ha prodotto una cultura di grandezza assoluta, benché poco se ne sappia, soprattutto in Italia.
In particolare, la musica rebetika, nata con la Katastrofì del 1922, vietata dalla dittatura di Metaxas per i suoi forti contenuti ribelli, ha rappresentato la colonna sonora identitaria di un popolo perseguitato, oppresso, sottomesso, eppure dall’anima orgogliosa e ribelle, allergica alle regole. Un popolo sempre pronto a trasformare la tragedia in danza e ironia, così come, nell’antica Grecia, il quinto e ultimo atto delle Tragedie doveva sempre essere comico.

Le canzoni rebetike sono storie vere di amore maledetto, disavventure della vita, passione per danza, vino e narghilè, e trovano espressione in musiche dove i ritmi dell’allegria si alternano alle melodie melanconiche. Un viaggio che si snoda fra Istanbul e Atene; Smirne e Salonicco, fondendo insieme sonorità orientali, balcaniche, ebraiche.
Spesso definito come il blues d’Oriente, il Rebetiko è musica di porto e di periferie, di taverne, emarginazione e ribellione alle regole. E’ un lamento per una perdita, ma soprattutto una sfida alle convenzioni.
Per questo il rebetis è tornato ad essere il ribelle, il guappo e l’anticonformista in cui oggi si identificano anche le giovani generazioni che alle fabbriche tedesche preferiscono le taverne, il vino, l’amore, l’hashish e il narghilé. Nell’Atene di oggi, a Salonicco o nella più piccola isola dell’Egeo, non c’è taverna dove non si suoni e si canti il Rebetiko e dove, dopo la mezzanotte, gli uomini, sospinti dall’ouzo, non si mettano a danzare assieme ai loro vecchi le antiche danze come il hasapiko in cui ritrovano la propria storia e l’orgoglio di una cultura che non ha mai smesso di produrre capolavori e che non morirà nemmeno sotto la dittatura dei mercati finanziari.    (Dimitris Kotsiouros)

La band italo greca Evì Eván, con base a Roma e ad Atene, è impegnata a diffondere la musica rebetika dal 2007 ed è considerata il “riferimento del rebetiko nel nostro Paese” (da “Internazionale”, maggio 2012). È composta da sei musicisti che, singolarmente o insieme, hanno collaborato con Moni Ovadia, Vinicio Capossela, Daniele Sepe, Giorgio Tirabassi, Nour Eddine Fatty e altri artisti. Degli spettacoli della band si sono occupati anche Il Corriere della Sera, Il Corriere del Mezzogiorno, La Repubblica, Il Fatto quotidiano, Internazionale, Il Resto del Carlino, Rai Radio 2, Radio Popolare, Radio Città futura, AnsaMed, Radio Onda rossa, Mutinity radio San Francisco, Rai Mediterraneo, Rai3, La7.
La band ha prodotto tre album: “Rebetiko”(2008), “Fuori Luogo”(2011), “Rebetiki Diadromì – Itinerario Rebetiko”(2014).Nell’ultimo album hanno partecipato anche Vinicio Capossela, Daniele Sepe, Moni Ovadia, Sopfia Labropolou e Nikos Nikolopoulos.
Gli Evì Evàn hanno lavorato con Moni Ovadia e Antun Blazevitc negli spettacoli teatrali “Progetto Odissea” e “Lo zingaro felice”. Invitati a numerosi festival, negli ultimi due anni hanno partecipato anche all’inaugurazione del Festival Letteratura alla basilica di Massenzio di Roma, 2013; al festival Adriatico di Ancona 2013; al festival Il libro possibile a Polignano a Mare 2013; alla Primavera musicale all’Auditorium di Roma 2014; al festival etnico di Civitavecchia 2014; al festival Di Voci e di Suoni a Palazzo Farnese di Caprarola 2014; al festival “MythosLogos” a Lerici 2014; al festival “Mediterraneo insieme” di Nardò Lecce 2014.

In questi anni l’orchestra Evì Evàn è stata invitata a importanti festival e rassegne fra le quali

• Festival della Musica libera università Alcatraz con Moni Ovadia, Umbria Agosto 2013
• Festival “Adriatico Mediteraneo” , Ancona Agosto 2013
• Festival “Il Libro Possibile” Presentazione del nuovo libro “Tefteri” di Vinicio Capossela, Luglio 2013
• Presentazione del nuovo libro “Tefteri” di Vinicio Capossela al Letterature Festival Internazionale a Roma 11 Gugnio 2013
• Festival “la notte Greca”, Cava dei Tirreni, Giugno 2013
• Presentazione del nuovo progetto teatrale “Zingaro Felice” con Antun Blazevic al MUSEO MAXXI di Roma, Gennaio ,”Campagna DOSTA! 2012-2013″.
• Festival “Meet me Tonight” Faccia a faccia con i Ricercatori – Milano 28 Settembre 2012
• Festival “Magna Grecia Teatro” con Moni Ovadia sotto la direzione artistica di Giorgio Albertazzi , Calabria 2012
• Festival “Castelli in Africa”- Lanuvio (RM), 2011
• Festival “Officine Mediterranee”, Anfiteatro San Barnaba – Valderice(TP), 2011
• II concorso “L’ARTE DEL MOSAICO”, al Museo del Fiume – Nazzano (RM), 2011
• XII edizione del festival “Suoni dal Mediterraneo”- Andria(BA), 2010
• “Wine drinking in ancient Greece – Simposio” Università Americana “John Cabot”, Roma 21 Giugno 2010
• XV edizione del Maggio Sermonetano Spettacoli in Strada, Sermoneta (LT), 2010
• “Acqua Terra e Libertà” – Parco degli Acquedotti, Roma 25 Aprile 2010
• “41° Parallelo, Focus Grecia” – Valmontone, 2009
• “REstate AR PARCO” – parco Pasolini Roma, 18 Luglio 2009
• Festival dell’intercultura “Intermundia” – XV municipalità Roma, 2009
• Rassegna “INDANZA” – Casa Internazionale delle Donne, Roma, 2009
• Esibizione all’interno dell’opera teatrale “Rebetiko, intreccio di storie diverse” di Fenia Kotsopoulou – Academia Nazionale della Danza Università degli Studi “Roma III”.
• “Per le vie del Borgo”, Montefalcione(AV), 2008

Inoltre ha pubblicato tre dischi
“Ρεμπετικη Διαδρομη”…Itinerario Rebetiko, 2013
“Εκτος θεσης”…fuori luogo, 2011
Rebètiko – Canti di malavita, amore e tekè, 2009

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