IWAS Wheelchair Fencing World Cup Lonato del Garda

Grazie alla Federazione delle Comunità e Confraternite Elleniche d’Italia e alle Comunità Elleniche presenti in Italia, atleti greci hanno avuto la possibilità di disputare la Coppa del Mondo di scherma paralimpica che si tiene a Lonato del Garda dal 23 al 25 maggio 2014 . Ecco l’articolo di Stefano Silva, giornalista”storico” che da anni segue l’evento, su tutta la manifestazione con gli sviluppi riguardanti il carattere organizzativo.

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IWAS Wheelchair Fencing World Cup Lonato del Garda

Sala Consiliare Comune di Lonato del Garda

21 maggio 2014

SQUADRA CHE VINCE … SE NE VA

In ogni stagione il calendario sportivo recita praticamente a memoria i suoi appuntamenti imprescindibili, per il tennis c’è Wimbledon, per il rugby il Sei Nazioni, per la Formula 1 Montecarlo o Monza, o magari tutti e due, intesi come GP, s’intende, per l’ippica il Derby, per il ciclismo il Giro (o il Tour, o la Roubaix, o la Sanremo, il ragionamento è lo stesso), per la Scherma versione wheelchair Lonato. Sì, Lonato, non importa se col nome di Coppa del Mondo, Assoluti, Coppa Europa … Lonato. Punto. E’ come il Natale, a un certo punto dell’anno arriva, da 20 stagioni, le ultime 16, guarda caso, davvero sottoforma di tappa regina della rassegna iridata. Lonato aspetta gli atleti in arrivo da tutto il mondo, le nazionali aspettano Lonato. Senza il probante test di primavera in riva al Benaco, infatti, la programmazione non ha senso. Non c’è stato, guarda caso, Mondiale o edizione delle Paralimpiadi, in questo ventennio, senza un campione che fosse passato per l’oro di Coppa sul Garda, o per un posto sul podio, o magari da un piazzamento mediocre, ma a Lonato c’era, per verificare condizione e “momentum”. Sono passati sotto le insegne di Villa dei Colli prima e World Cup ASD Onlus in tempi più recenti, tutti i più grandi della pedana, i padri fondatori (Loi, Scarsella, Nastasi …), gli azzurri di punta (nessun elenco, ma torna Pellegrini, l’Andreone nazionale, l’eroe dei due mondi sportivi, come Riminucci), i top fencers del panorama mondiale. E ci sono, da sempre, i Lonatesi (sì, maiuscolo …), amministratori, uomini di sport, punti fermi dell’associazionismo, in una terra votata al sociale nel suo Dna, e, in primis, cittadini e appassionati. Vent’anni di grandi numeri, di record di partecipazione, di primato organizzativo. Dal 2015 invece no. Come? E perché? Vengono in soccorso le prime parole del Sindaco Bocchio: “Che quella che parte venerdì 23 sarà l’ultima edizione di questo tradizionale evento lo scopro solo ora…” nella conferenza stampa di mercoledì mattina in Sala Consiliare. Ah, non a caso con il primo cittadino e padrone di casa c’erano il suo vice Zilioli e gli Assessori Tardani, Simonetti, Papa e Silvestri, a fianco di Laura Chimini e Paolo Magnoni, pronti al”A voi” del primo assalto del lungo weekend in programma al Nuovo Palazzetto dello Sport di Via Regia Antica. Già, nuovo, perché ci sono i “vecchi”, organizzatori, addetti ai lavori, Alpini, Volontari, allievi dell’Alberghiero “De Medici”, e i “nuovi”, persone e cose, tasselli che anno dopo anno si inseriscono nel mosaico della Coppa. Per migliorarla, per correggerla, per cambiare, per sperimentare, magari anche sbagliando qua e la, ma tutti concentrati verso un obiettivo comune, quello di un progetto che fa dello sport il mezzo primo per crescere atleti e persone. Ora invece si deve passare al “si inserivano”. Anche se, nonostante la crisi, anche nel 2014 Lonato avrà più atleti (173) delle tappe di Malchow o della metropoli Montreal. Anche se, in un momento tremendamente arduo per quasi tutti i comitati paralimpici, pur nella totale assenza di sponsor a sostegno delle gare, il modo di portare sul lago, ad esempio, i colleghi greci, l’escamotage si è trovato, ed anche “facilmente”: coinvolgendo, come spiegato dal segretario Nikos Frangos, la Federazione delle Comunità e Confraternite Elleniched’Italia, cioè i compatrioti e i loro discendenti, residenti nel nostro Paese , dei tiratori in arrivo dalla culla dello sport olimpico. Greci e loro discendenti di varie comunità elleniche hanno versato il loro contributo perché questo avvenisse. Quote sono state versate dalle comunità elleniche di Brescia e Cremona con sede in Pontevico (Brescia), di  Parma e Reggio Emilia con sede in Parma, di Emilia Romagna con sede in Bologna, di Napoli e Campania con sede in Napoli, della “Trinacria” di Palermo e del Centro Ellenico di Cultura – Comunità Ellenica di Milano permettendo agli atleti greci la trasferta in Italia e la possibilità di misurarsi coi migliori del ranking IWAS, in occasione dell’ideale trampolino di lancio, anno per anno, verso Europei, Mondiali o Giochi. Quei Giochi nati proprio ad Olimpia, proprio nella nazione senza dubbia più oppressa dalla congiuntura economica planetaria, nazione però che nello sport non può non investire. Grecia che esporta cultura con la “C” maiuscola in Italia e importa civiltà, sempre con la “C” grande, da noi, maestri del sociale e del volontariato, parole dello stesso Frangos. Grecia che ci sarà con alte 16 nazionali, Italia in primis, in un programma che apre col Fioretto e chiude coi team Event passando per le prova di Spada e Sciabola. Per l’ultima volta. Lo ha prima metabolizzato, poi “digerito”, poi motivato e ribadito al momento di presentare la tappa di quest’anno, lo stesso Magnoni. Costretto in qualche modo a farsi da parte, con una decisione sofferta ma ponderata nell’ultimo mese, dopo una divergenza … no … un diverbio … no … un confronto di opinioni … no. Io, da esterno, senza logo, stemmi, quote associative, lo definisco piuttosto un insanabile conflitto di visioni sportive coi vertici Fis. Una frattura, al momento insanabile, fra due strategie che, d’improvviso, si rivelano non conflittuali ma diametralmente opposte. Perché vanno in due direzioni lontanissime fra loro, prodotto di un’idea di integrazione, di crescita, di atleti, di persone che vivono di sport e nello sport, che oggi, nonostante gli enormi progressi fatti fianco a fianco, soprattutto da quello spartiacque rappresentato dall’edizione 2012, quella della agognata fusione d’intenti prima che di federazioni, non paiono potersi più ritrovare. E allora Lonato se ne va “prima di sentirsi mandar via” (dixit). Intanto su il sipario, si tira, si lotta per una medaglia, per una stoccata, per un traguardo, immediato o remoto, comune, questo sì, agli atleti. Poi, il nulla, un colpo di spugna obbligato su una bellissima favola, che ci si racconta da 20 anni, ma senza lieto fine. E allora, se fossero gli atleti, i veri protagonisti di Lonato come di ogni pedana di scherma, a fornire l’ultimo appiglio, l’ultimo spiraglio di riavvicinamento? Forse solo ora mi accorgo che non lo dico da esterno, lo dico da uno di quelli che se scopre che nel calendario del tennis non c’è Wimbledon resta sbigottito. E che quando incappa in quella “parolaccia”, cioè “ultima”, la digestione nemmeno l’ha iniziata. Mercoledì mattina c’erano tutte le anime di Lonato, ma non c’era la Federazione, non c’era la voce della controparte. Ci sarà, da venerdì a domenica. Gli spazi e le arene, fisiche o virtuali, per un dibattito sincero, ci sono. Serve un moderatore? Ci sono anche io. Da 20 anni. Per gli uni e, ovviamente, per gli altri. Da esterno, da interno, da uno che non si rassegna anche se è sotto 14 stoccate a 0 a 3 secondi dalla fine dell’assalto. Buona Coppa a tutti.

Stefano Silva